Culture

Il sogno di una bambina

La straordinaria storia della donna capace di pilotare il supersonico caccia Typhoon, i cui motori sono leggenda per gli aviatori come per chi lo ha costruito e tutt’oggi ne garantisce l’efficienza.

Jul 2020

Sembra ieri, ma sono passati già vent’anni da quando la prima donna ha messo piede o - forse sarebbe meglio dire - solcato i cieli insieme  all’Aeronautica Militare. In questo lasso di tempo, le aspirazioni femminili si sono fatte strada in un mondo certamente duro ma che porta molte soddisfazioni. Ne è un esempio il Maggiore Ilaria Ragona, tra le prime donne pilota dell’Eurofighter Typhoon: un velivolo militare tra i più avanzati, capace di doppiare la velocità del suono, con un motore sviluppato ad hoc,  l’EJ200, che porta la firma in misura consistente di Avio Aero.

“La spinta che i motori sviluppano è impressionante già dal decollo con il post-bruciatore: si riescono ad ottenere angoli di salita che altri aerei difficilmente raggiungono” ha detto la pilota italiana del Typhoon, commentando proprio la funzione di uno dei componenti progettati e prodotti da Avio Aero tra le sedi di Rivalta e Brindisi. Infatti, parte del consorzio Eurojet sin dalla fondazione, l’azienda italiana è service partner e responsabile per oltre 1/5 di questo fenomenale motore che ha superato abbondantemente il milione di ore di volo e che conta il maggior numero di ordini su scala mondiale per un velivolo da difesa.

Ma come si arriva fin lì? Pilota si nasce o si diventa? Secondo il Maggiore Ragona - padovana d’origine, classe 1983 - è qualcosa che nasce dal profondo dell’infanzia: “fin da bambina, quando vedevo passare gli aerei militari, ho sempre sognato di poter fare questo lavoro. Sono quindi cresciuta con questo obiettivo e finalmente, dopo la scuola superiore, ho tentato il concorso per l’Accademia Aeronautica riuscendo ad entrare nel 2002 con il corso Centauro V”.  Da lì in poi la vita di Ilaria si è srotolata tra scuola di volo a Latina e studi universitari in Accademia a Pozzuoli (NA). Successivamente alla laurea, il suo percorso è proseguito negli Stati Uniti, in Texas, alla scuola di volo ENJJPT (Euro-NATO Joint Jet Pilot Training), dove ha conseguito il brevetto di pilota militare per essere poi assegnata al 4° Stormo di Grosseto.

L’incontro con l’Eurofighter è pura passione: “su questo aereo arrivo dopo un addestramento specifico con corsi di ambientamento al volo operativo presso il 61° Stormo di Lecce. Sono stata poi assegnata al 4° Stormo di Grosseto, dapprima al 20° Gruppo, responsabile dell’iniziale conversione operativa dei piloti neo-assegnati, poi al 9° Gruppo e, dopo alcuni anni, sono stata trasferita al 37° Stormo di Trapani, sede del 18° Gruppo. Pilotare questo genere di velivoli è davvero un’esperienza unica. Le sue performance sono notevoli e la sensazione, al comando di questo aereo, è di avere a disposizione una tecnologia molto avanzata, che permette di competere anche con piattaforme di generazioni successive. Inoltre, la moltitudine di sistemi a bordo permette di alleggerire il carico di attenzione che il pilota deve dedicare alla condotta basica del velivolo, come ad esempio il mantenimento della velocità e della quota, che viene gestito dai flight control computer, permettendo di concentrarsi sulla gestione del radar e degli altri sistemi. Sebbene io abbia volato su aerei in dotazione alle scuole di volo - come l’SF-260, il T-37, il T-38 e l’MB-339 – la mia vita operativa è su questo aereo: ho fatto esercitazioni, missioni reali e raggiunto traguardi importanti per la mia carriera professionale con questo aereo.”

"Se si parla di professioni al maschile abbracciate da donne l’aspetto emotivo prevale per la natura della professione e resta lo stereotipo del lavoro non adatto ad una donna... anche se così non è"

Le giornate del Maggiore Ragona sono scandite da tanto volo ma anche tanta pianificazione: “tutti noi piloti abbiamo anche un incarico che richiede la presenza in ufficio. Le missioni di volo, siano esse addestrative o reali, richiedono una seria preparazione che, a seconda della complessità, inizia anche diversi giorni prima. E poi si decolla… Il volo, però, non si conclude con l’atterraggio, a seguire c’è quello che in gergo si chiama debriefing: si analizza quanto fatto durante la missione per fare meglio la volta successiva. Nessun volo è uguale ad un altro, quindi ogni volta si impara qualcosa di nuovo”. 

Una quotidianità spesso vissuta come unica pilota donna del reparto, anche se per Ilaria Ragona le differenze non esistono. La sua chiave di lettura prescinde da considerazioni di tipo emotivo, anzi, per contro afferma: “in generale, quando si parla di professioni al maschile abbracciate dalle donne, l’aspetto emotivo prevale proprio per la natura della professione, quindi resta vivo lo stereotipo che questo lavoro non sia adatto ad una donna. Anche se così non è. Dal mio punto di vista ogni persona deve essere libera di seguire le proprie aspirazioni, di realizzare i propri sogni, di perseguire i propri obiettivi. O almeno provarci, indipendentemente dal genere di appartenenza”.

Cover and page images © Giovanni Colla ph. and are courtesy of Aeronautica Militare.