Future

We are family

La collaborazione con le università che promuove e incoraggia talenti e tecnologie innovative è parte del DNA sia di GE che di Avio Aero, lo testimonia questa storia di reciproca scoperta.

May 2019

Sono passati ormai sei anni da quando, nell’agosto 2013, Avio Aero divenne parte della famiglia GE Aviation e fin da allora è il nostro DNA uno degli elementi che più ci tiene uniti, proprio come una famiglia che ha membri residenti in paesi diversi. Con la nostra casa madre, infatti, abbiamo in comune non solo processi, sfide e obiettivi industriali, ma soprattutto priorità e vision globale. 

Tra le priorità che ci tengono più legati, vi è la chiave scelta per affrontare le sfide del terzo millennio: investire nei giovani e nel talento attraverso una solida rete di relazioni con le principali università e centri di ricerca internazionali.  Avio Aero infatti, ha collaborazioni attive con i migliori atenei italiani ed europei. Così come GE Aviation possiede una rete di collaborazione con università e centri in tutto il continente americano: ovviamente, una delle più longeve connessioni di questo genere risiede proprio nel luogo in cui sorgono i suoi headquarters, a Evendale, provincia della città di Cincinnati, Ohio. 

Succede, dunque, che due membri di questa famiglia globale, uno residente negli headquarters GE Aviation a Evendale e uno in quelli di Avio Aero a Rivalta di Torino, oltre a condividere (come tutto il resto della famiglia) obiettivi comuni e a lavorare in sinergia, si trovino di fronte a un’opportunità di incrociare nuove relazioni. In questo specifico caso, sono Steven Ross e Viviano Manzoni che, lavorando entrambi sul nuovissimo programma del grande GE9X (uno per l’ingegneria e l’altro per il Program Management), hanno virtuosamente sfruttato la loro “parentela” per permettere a un gruppo di studenti americani di visitare lo stabilimento italiano di Rivalta.

Steve Ross, come molti suoi colleghi, si è laureato all’Università di Cincinnati ed è ora anche professore per la stessa università. Steve ha presentato ai suoi colleghi dell'Università Viviano Manzoni che ha gentilmente fornito l'aiuto necessario per raggiungere il desiderio degli studenti e dei professori di vedere in prima persona la più grande fabbrica di Avio Aero. Maureen Schomaker, Associate Professor dell'Università di Cincinnati, e Emily Frazier, assistente di cattedra, hanno guidato il breve corso di studio all'estero composto da 17 studenti. Questo viaggio ha incluso visite di realtà industriali per consentire agli studenti di visitare aziende e discutere le competenze necessarie affinché gli studenti abbiano successo in un'economia globale. 

La collaborazione dell'Università di Cincinnati con GE Aviation esiste da oltre 50 anni e più di 10.000 loro studenti hanno partecipato al programma di educazione cooperativa con General Electric. Il programma di "co-op education" è stato lanciato nel 1906 e prevede per studenti di diverse facoltà, la partecipazione a molteplici esperienze lavorative prima della laurea.

Gli studenti hanno l'opportunità di impegnarsi in un apprendimento esperienziale per cinque semestri in cui sono valutati e tutorati sul posto di lavoro. Gli studenti possono scegliere posizioni di “co-op" in oltre 1.200 aziende, situate in 50 stati degli Stati Uniti e in 12 diversi paesi. È in questo contesto, incentrato sull'integrazione dell'apprendimento con opportunità di studio all'estero, che diciassette dei migliori giovani studenti di Cincinnati hanno varcato le porte dello stabilimento di Rivalta e hanno avuto l'opportunità di partecipare a uno straordinario tour europeo.

Il viaggio studio in Europa organizzato dall’università, mira infatti alla crescita dei ragazzi attraverso la combinazione di visite culturali con tappe in centri universitari e industriali del continente. Come racconta la professoressa Schomaker, il percorso di studio all’estero è stato ideato per aprire le menti degli studenti verso culture diverse e aiutarli a comprendere come ogni nuova esperienza di questo genere possa essere un mezzo di crescita personale.

“Una volta tornati negli Stati Uniti, testeremo il loro quoziente culturale confrontandolo con i test completati prima del viaggio. Vogliamo che gli studenti realizzino che viviamo in una società globale dove c'è molto più che solo gli Stati Uniti” spiega la professoressa. 

Gli studenti partecipanti al viaggio studio appartenevano a varie facoltà: da ingegneria aerospaziale, a marketing, architettura, scienze politiche fino alle belle arti. L’eterogeneità della selezione non è stata per nulla casuale, come racconta la professoressa Schomaker:” Ogni studente è stato scelto perché possiede prospettive diverse, e concedere a tutti loro l’opportunità di confrontarsi con un campo che non necessariamente conoscono, li aiuterà a crescere e capire secondo la loro prospettiva come ciò può correlarsi e arricchire il proprio mondo”. 

Per Jared Smith, studente di ingegneria aerospaziale, la visita è stata estremamente entusiasmante. “Sono rimasto impressionato dalla grandezza, modernità e organizzazione delle varie aree. Lo stabilimento ha un design così innovativo e diverso rispetto a dove ho iniziato a lavorare: lì usavamo semplici lavagne per tenere traccia dei requisiti, efficienze e scadenze mentre il vostro livello di digitalizzazione e organizzazione del lavoro mi è sembrato veramente incredibile”.

"Mi ha impressionato la grandezza, modernità e organizzazione dello stabilimento di Rivalta, ha un design così innovativo e il vostro livello di digitalizzazione mi è sembrato veramente incredibile"

Anche per Alivia Masline, studentessa di belle arti e decorazione d’interni, la visita è stata fonte d’ispirazione e arricchimento. “Ciò che mi ha maggiormente colpita è stato scoprire elementi di somiglianza con il mondo artistico. In quest’ultimo, come nell’industria aeronautica, puntiamo alla creazione di qualcosa di nuovo e innovativo, e analogamente esiste uno specifico processo per ogni singolo dettaglio. Ma la differenza è che mentre voi sapete come sarà il prodotto finale, ossia perfetto, noi siamo più abituati a scoprirlo con l’avanzare del processo creativo. Infine, mentre in ingegneria non c'è ovviamente spazio per errori, nella progettazione artistica qualche volta gli errori, paradossalmente, potrebbero addirittura giovare il risultato finale”.

Alivia aggiunge anche che la visita in Avio Aero le ha permesso di riflettere sui diversi punti d’interazione tra ingegneria e arte: “Un’attenta creazione e decorazione dei luoghi di lavoro non è da sottovalutare per il buon umore, ovvero per la produttività, delle persone. Molti sono i fattori psicologici che ci influenzano, e alcuni colori che ci aiutano a lavorare in modo più efficiente mentre altri ci influenzano negativamente. In luoghi come questi, dare maggiore attenzione allo studio e decorazione degli spazi, potrebbe essere di sicuro beneficio”.

Vivendo la cosiddetta quarta rivoluzione industriale, dove i cambiamenti sono velocissimi ed inarrestabili, il futuro scenario industriale consisterà in nuove sfide dove il pensiero critico, la creatività, trasversalità e integrazione di conoscenze saranno elementi essenziali per rimanere al passo. Questi sono i principi guida del corso di studi all’estero dell’Università di Cincinnati.  Per Avio Aero e GE Aviation è stata un’ulteriore ottima opportunità di coesione, ma anche una conferma del percorso che, come una vera famiglia, stiamo portando avanti insieme, nella stessa direzione, per il futuro dell’industria aeronautica.

"Mentre voi nell'industria aeronautica sapete come sarà il prodotto finale, ossia perfetto, noi come Designer o nelle Belle Arti siamo più abituati a scoprirlo con l’avanzare del processo creativo"

Infine, parafrasando la massima darwiniana che vede nell’adattarsi al cambiamento l’immortalità di una specie, la professoressa Schomaker lascia Avio Aero con un prezioso punto di vista. “Bisognerebbe non smettere mai di essere studenti, vivendo in un mondo che cambia a livelli esponenziali, conviene essere agili risolutori di problemi e flessibili nel saper abbracciare situazioni che non esistono ancora”.

First photo in this page is courtesy of University of Cincinnati