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Intervista al Colonnello Vito Cracas

Durante l’ultimo Global Leadership Meeting di Avio Aero, tenutosi a Rivalta lo scorso mese di gennaio, abbiamo avuto l’onore di ospitare uno dei più illustri piloti dell’Aeronautica Militare Italiana.
Il Colonello Vito Cracas, romano di nascita, si è arruolato in Aeronautica nel 1988 all’Accademia di Pozzuoli (Napoli), da allora la sua carriera è stata costellata di successi ed esperienze memorabili: pilota qualificato della NATO, assegnato alla Royal Air Force britannica per un periodo e comandante per diversi anni di uno degli Stormi più celebri e decorati dell’Aeronautica Militare, il 36° Stormo di Gioia del Colle. Oltre a incarichi operativi portati a termine nei Balcani, in Scozia, nelle Isole Falkland e in Afghanistan: per quest’ultima missione inoltre è stato insignito della medaglia di bronzo al merito aeronautico. Il colonnello Crarcas ha accumulato più di 3600 ore di volo su velivoli come Tornado F3, Eurofighter “Typhoon” e F104 “Starfighter”. È infatti un pilota specializzato e qualificato per l’Eurofighter “Typhoon”, il cui motore contiene da molti anni partecipazione attiva e tecnologia Avio Aero. Per questo motivo abbiamo potuto godere della sua presenza durante l’incontro trimestrale del nostro management, all’interno del quale si è inserito il suo intervento brillante e carico di messaggi e concetti significativi, che abbiamo approfondito insieme a lui durante un’intervista concessa al magazine delle persone di Avio Aero.

Colonnello Cracas, ci descrive il suo ruolo attuale all’interno della AMI?
Sono Colonnello dell’Aeronautica Militare specializzato in difesa aerea. Nel mio passato ho pilotato velivoli come l’F104, il Tornado F3 e l’Eurofighter con il quale ho concluso la parte operativa della mia carriera. Al momento, a livello dirigenziale, seguo l’attività degli stormi Eurofighter italiani nel Comando di Milano, che è il Comando Forze da Combattimento.

Per l’EJ200, che equipaggia il Typhoon, la nostra azienda è da anni progettatrice, produttrice oltre che manutentore. Qual è la caratteristica di questo motore che più la affascina ed è più funzionale alla missione di un pilota?
Secondo l’esperienza accumulata precedentemente con il J79 e poi l’RB199, con i rispettivi pregi e difetti, posso dire che l’EJ200 è la somma dei pregi con la riduzione massima possibile dei difetti. Quello che mi piace è che è un motore potente e certamente affidabile. E queste sono già due caratteristiche fondamentali, perché tutte le performance e prestazioni aerodinamiche di una macchina derivano soprattutto dalla spinta del motore.

Quanto conta per lei, e quindi per i piloti, l’affidabilità e il supporto manutentivo del motore? Quello che poi i nostri specialisti garantiscono presso le basi italiane.
La fase di in-service e quindi di manutenzione del motore è fondamentale. Dobbiamo comunque fare tutti uno sforzo per mantenere la manutenzione al minimo possibile per sempre essere sicuri in volo, sia perché in volo ci vanno persone (come il sottoscritto) sia perché il velivolo vola sopra altre persone a cui si sta garantendo sicurezza. Bisogna trovare la giusta via di mezzo tra l’onere manutentivo – che tiene fermo il motore e non permette al velivolo di esprimere le sue capacità – con la possibilità di avere sempre motori affidabili ed efficienti. Sono comunque molto fiducioso perché l’EJ200 è un motore che rappresenta il top della tecnologia Europea al momento, e quindi non dovrebbe essere troppo difficile trovare soluzione a questa problematica.

Il 36° Stormo di Gioia del Colle, che lei ha comandato fino a settembre 2014, è uno dei più decorati e longevi Reparti dell’Aeronautica Militare, quanti piloti e quanti velivoli conta attualmente?
I velivoli sono ancora in consegna, e siamo circa a tre quarti delle consegne programmate. Considerando che sono informazioni numeriche sensibili: possiamo dire che abbiamo preso 95 macchine in totale che distribuiremo su due basi principali più una base secondaria, che è Trapani. A Gioia del Colle siamo a tre quarti delle consegne, abbiamo dunque una forza sufficiente per esprimere la nostra capacità già da oggi, anche fuori dai confini nazionali pur mantenendo quella in patria.

La sinergia con i nostri tecnici e ingegneri porta dunque benefici al pilota in termini di competenze e capacità potenziate?
Il pilota vede solo il velivolo disponibile per la missione: controlla che sia efficiente ed esprime la sua capacità operatività grazie all’addestramento ricevuto. Ovviamente dietro quell’uomo c’è una squadra infinita di persone e di mezzi, che vanno dalla stessa forza armata fino a quello che a me piace definire partnership con l’industria e non rapporto cliente-costruttore. Una catena enorme di persone che fanno anche quello che potrebbe sembrare il più semplice dei lavori, ma senza il quale anche l’ingranaggio più semplice non funzionerebbe. E lo fanno anche per l’ultima rotella, quella magari più in vista, che è il pilota.

Che messaggio vorrebbe lasciare alle persone che lavorano in Avio Aero?
Ogni lavoro va fatto con il massimo della professionalità, perché la qualità con cui si fa quel lavoro può fare la differenza. Quando si mette la propria vita in mano ad altri, perché questi altri hanno costruito qualcosa per te, quando la vita di chi è sotto di te dipende da ciò che fai tu e dall’efficienza dei tuoi mezzi è ancora più importante essere coscienti che la qualità del lavoro non è soltanto una pacca sulla spalla di un “ben fatto”. Ma è la sicurezza che ciò che non succede è merito nostro. Perché purtroppo fa più clamore quando un velivolo cade piuttosto che quando vola normalmente. Ed è proprio questo non essere famosi che deve farci diventare orgogliosi.

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